“Memento Mori” Il motto, con lo scheletro armato di falce e fucile, campeggia sul giubbotto antiproiettile di Ludmilla, accanto ha la sacca mimetica con la croce rossa, è il kit di pronto soccorso, quello per stabilizzare in caso di ferite da fuoco. Ludmilla gli altri volontari fanno parte degli “Hospitallers” medici e paramedici che da un anno a questa parte fanno su e giù dalle prime linee del fronte del Donbass per riconsegnare la vita ai soldati. “Quando non riesci a salvare il ferito e trovi nella giubba le foto dei suoi cari è il momento più difficile, di infinita tristezza” racconta commuovendosi la ragazza bionda. Sua nonna vive in Italia ma lei non la vuole salutare, non vuole farle vedere dove si trova o cosa fa adesso perché creerebbe solo agitazione nella sua famiglia. Quando arriva la chiamata scatta in piedi dalla sedia girevole del suo ufficio angusto e umido posto nel sottoscala della base di Ocheretyne per raggiungere le prime linee di Adviivka.

<em>Di Francesco Semprini</em>

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