Roberto Cingolani è il nome che tiene ancora in sospeso tutte le caselle delle grandi partecipate. All’ex ministro della Transizione ecologica Giorgia Meloni aveva promesso la guida di Leonardo ed è a quella promessa che la premier vuole tenere fede. Ma non è così semplice. E non basta dire, come si sente dire dai suoi fedelissimi: «Decide Giorgia». Le nomine delle aziende di Stato si stanno rivelando una partita dura, una prova di forza dei rapporti all’interno del centrodestra, ma non solo. Chi ha seguito le puntate precedenti ne è già al corrente: sull’amministratore delegato di Leonardo si è consumata una battaglia a bassa intensità tra Meloni e il cofondatore di FdI Guido Crosetto. Dietro il ministro della Difesa, però si è mossa tutta la macchina dell’ex Finmeccanica, contraria all’indicazione di Cingolani, inviso alla dirigenza, considerato un bravo scienziato ma senza – a loro dire – le qualità da manager che servirebbero per una multinazionale che si trova a operare in settori diventati ancora più cruciali in tempo di guerra.