“Presidente Meloni, lei oggi è al governo. Ci sono io all’opposizione”. E’ nel lapsus di Elly Schlein, in quell’uso della prima persona singolare al posto del “noi” che indica una comunità, e che Schlein abitualmente usa, che il confronto di ieri tra la capa del governo e la leader del Pd ha assunto le sembianze che i media già gli assegnavano. Il primo faccia a faccia tra le due donne più importanti della politica italiana, il primo incontro-scontro tra due linee politiche opposte che le due sanno incarnare più chiaramente dei maschi che le hanno precedute. Troppo poco ancora per dire chi abbia vinto e chi abbia perso nel confronto dialettico, probabile che ciascun elettorato abbia trovato più efficace la propria beniamina. Ma in quell’io usato da Schlein, in quella fugace stretta di mano finale tra le due, sta il riconoscimento l’una dell’altra. L’underdog che ha scalato la destra fino ad arrivare a Palazzo Chigi, e l’irregolare che è sempre stata a sinistra ma solo a tratti nel Partito democratico, che ha dovuto iscriversi per poterlo occupare, come da slogan di dieci anni fa. Se Giorgia Meloni ed Enrico Letta si erano bonariamente definiti Sandra e Raimondo della politica, chissà quale potrà essere la definizione di Meloni e Schlein. Troppo facile ricorrere alla formula di Eva contro Eva, che vorrebbe appiattirle semplicemente sul loro essere donne. No, dietro a queste due donne c’è una linea politica, un’idea di mondo che più diversa non potrebbe essere. Diverse, ma con un problema in comune. Meloni è la leader indiscussa di Fratelli d’Italia, non c’è dubbio, ma molto più discussa nell’intero centrodestra. Matteo Salvini e Silvio Berlusconi le hanno dovuto riconoscere la leadership dello schieramento per i voti che ha preso alle elezioni. Ma lo hanno fatto obtorto collo, come hanno dimostrato le complicate trattative per la formazione del governo e le tensioni che attraversano la maggioranza. Schlein è la leader scelta dalle primarie del Pd, il primo partito di opposizione in Parlamento. Ma non è riconosciuta come leader di tutto lo schieramento di opposizione: difficilmente Giuseppe Conte le cederà una leadership che ha cercato di strappare al Pd in questi mesi; ancora più improbabile lo facciano Calenda e Renzi, che dal giorno della sua elezione cercano di schiacciarla in una posizione di estrema sinistra sperando di lucrare qualche voto dei moderati. Due leader scelte dalla forza dei numeri, dunque. Ma se Berlusconi e Prodi, ai loro tempi, rappresentavano due aree intere, pur tra i maldipancia di qualche alleato, per Meloni e Schlein rappresentare completamente gli schieramenti sarà molto più difficile.