Mentre Faenza continua a fare i conti con fango, detriti e polvere provocati dall’alluvione di 33 giorni fa, appena fuori città lo scenario se possibile peggiora. Tra le colline, Modigliana e Brisighella si risvegliano soltanto adesso da un parziale isolamento lungo settimane. Sabato ha riaperto la strada che le collega, alcuni camion sono tornati a circolare, ma di turisti ancora nessuna traccia. E chi ha un campo fa la conta dei danni. Marco Pederzoli, 44 anni, è rimasto solo col padre Mario sul suo terreno appena fuori città. Sei ettari di kiwi, susine, uva, sono soffocati dal fango rimasto dopo che il torrente Marzeno ha straripato nel suo campo in quattro punti diversi: “Passeranno almeno tre anni prima di rivedere la frutta, qui. Ho centinaia di migliaia di euro di danni e tutto quello che posso fare, ora, è ammucchiare il fango e i rami secchi che sposto. Ma non so dove, quando e se qualcuno verrà a prenderseli. Non so niente, ci serve un commissario”. Ivo Tedioli di ettari ne ha 25, a Brisighella, più in alto. Cinque sono andati completamente persi per le frane e le esondazioni del Lamone: “Io non ho bisogno della Meloni per risollevarmi. Lo anche votata, sa? Ma adesso sta sbagliando, temporeggia troppo. Nessuno vuole che il governo ripaghi tutto ciò che abbiamo perso, nessuno vuole “un bancomat”: chi fa questo mestiere mette in conto le calamità. Però abbiamo bisogno che qualcuno pensi a come risolvere le situazioni straordinarie: io ora metto a posto i campi, butto via interi filari per lavorare in sicurezza, ma se nessuno sistema il letto del fiume… Al primo temporale perdo tutto un’altra volta”. Coldiretti Romagna, intanto, prosegue con l’allarme: “Nei terreni alluvionati l’acqua ha lasciato il posto ad un pesante strato di limo e sabbia che crea una crosta impermeabile che impedisce gli scambi gassosi e porta a una pericolosissima degradazione del suolo” comunica l’associazione locale dell’agricoltura. L’alluvione ha fatto strage di insetti, funghi, batteri e lombrichi con il rischio di perdita della fertilità nei terreni della Romagna dove si stimano danni per 1,1 miliardi “tra perdite produzione, ripristini fondiari, terreni persi e animali coinvolti”, secondo la Regione.